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      Pianificazione significa (anche) entrare in azione

      entrare in azione

      Pianificazione significa (anche) entrare in azione

      Decidere di fare qualcosa e farla effettivamente sono due cose completamente differenti. E non è detto la seconda sia la naturale conseguenza della prima.

      La pianificazione è fondamentale per raggiungere i propri obiettivi, ma al pensiero di ciò che vogliamo fare deve seguire la decisione di entrare in azione.

      Perché siamo tutti tendenzialmente molto bravi a fissare obiettivi, o almeno a pensare a cosa ci piacerebbe fare. La parte difficile è agire concretamente per raggiungere i traguardi che ci siamo posti.

      Che cosa ci impedisce di farlo? Pigrizia? Paura? Noia? Disinteresse?

      Per fare qualcosa (instaurare una nuova abitudine, smettere di adottare un comportamento nocivo, intraprendere un nuovo hobby, lavorare seriamente a un progetto, portare a termine un corso di formazione ecc…) non basta che ci piaccia. Quella cosa deve essere significativa per noi. Altrimenti non si spiegherebbe perché ci piacciono un sacco di cose, ma non riusciamo a farle tutte…

      Non è quasi mai il tempo a mancarci. Spesso è la motivazione a scarseggiare.

      Di questo avevo parlato in un post dal titolo estremamente evocativo, qualche anno fa: Come smettere di cazzeggiare. Oggi ho deciso di approfondire il tema, concentrandomi sulla differenza tra motivazione intrinseca ed estrinseca.

      Motiva intrinseca vs motivazione estrinseca

      In psicologia si definisce motivazione “quanto concorre a determinare il comportamento di un individuo”. Per raggiungere i nostri obiettivi dobbiamo essere motivati a farlo, ma possiamo distinguere due tipi di motivazione: quella intrinseca e quella estrinseca.

      La motivazione intrinseca è quella che ci spinge ad agire mossi dalla nostra personale soddisfazione o dal nostro piacere. Quella estrinseca invece dipende da fattori esterni a noi, come ad esempi premi e riconoscimenti.

      Quando siamo motivati intrinsecamente facciamo le cose senza che ci sia una ricompensa esterna evidente. Le facciamo perché le troviamo piacevoli o interessanti, e non abbiamo bisogno di una ricompensa o di una scadenza per entrare in azione.

      C’è una differenza tra l’essere motivati internamente e l’esserlo da fattori esterni. Ecco alcuni esempi pratici per capire meglio la differenza tra queste due tipologie di motivazione:

      • leggere un libro perché ci piace leggere e ci interessa la storia o l’argomento, e non perché dobbiamo scrivere una relazione per la scuola;
      • fare uno sport perché è divertente, e non farlo per vincere un premio;
      • imparare una nuova lingua perché ci piace metterci alla parole e sperimentare cose nuove, e non perché lo richiede la nostra posizione lavorativa
      • passare del tempo con qualcuno perché ci piace la sua compagnia e non perché può favorire la nostra posizione sociale
      • accettare maggiori responsabilità sul lavoro perché ci piace essere messi alla prova e sentirci realizzati, e non per ottenere un aumento o una promozione;
      • dedicarci a un hobby perché ci rilassa e ci rende felici e non per vendere le nostre opere handmade per guadagnare denaro.

      Chiariamo subito una cosa: non c’è nulla di male nella motivazione estrinseca! Premi e riconoscimenti (compreso il giudizio positivo degli altri) possono essere fattori importanti per spingerci all’azione. Il problema sorge quando ci troviamo in momenti di stress o difficoltà: in questi casi la motivazione che arriva “da fuori” non è mai sufficiente a darci la spinta per fare qualcosa. In questi casi dobbiamo ancorarci saldamente alla nostra motivazione intrinseca, che si basa sui nostri valori fondanti.

      Quando fissiamo i nostri obiettivi dobbiamo domandarci qual è la motivazione intrinseca che sta dietro di essi. Se riusciamo a trovarla significa che i risultati che ci aspettiamo sono legati ai nostri bisogni psicologici fondamentali di autonomia, competenza e relazione. E questo ci darà la forza di andare avanti nel perseguirli anche quando la cosa si fa difficile e complicata.

      Gli obiettivi legati alla nostra motivazione estrinseca sono focalizzati su un risultato e non soddisfano i bisogni psicologici di base. Per questo motivo è più difficile perseguirli quando “il gioco si fa duro”. Improvvisamente, davanti alle difficoltà, questi obiettivi perdono la loro attrattiva perché sono legati a qualcosa di esterno da noi, e non di interno e fondamentale.

      Possiamo allenare la nostra motivazione intrinseca?

      Esercitare la motivazione intrinseca è una competenza di Intelligenza Emotiva, e in quanto tale si può allenare. Ecco alcune cose che puoi fare per rafforzare la tua motivazione interna:

      1. Cerca di comprendere ciò che ti diverte sul lavoro e nelle altre attività che svolgi.
      2. Rifletti sul tuo valore, sullo scopo dei compiti che affronti e su come aiutano gli altri.
      3. Sfidati: fissa obiettivi ambiziosi ma raggiungibili, che si concentrino sul padroneggiare un’abilità piuttosto che su ricompense esterne.
      4. Aiuta qualcuno che ha bisogno, per il piacere di farlo.
      5. Crea un elenco di cose che ami veramente fare o che avresti sempre voluto fare e scegli qualcosa da fare ogni volta che hai tempo o ti senti poco ispirato.
      6. Fai uno sport di squadra o partecipate a una gara e concentrati sul cameratismo e sul risultato ottenuto, anziché sulla vittoria.
      7. Prima di iniziare un lavoro o un progetto, visualizza un momento in cui ti sei sentito orgoglioso di te e realizzato e concentrati su queste emozioni mentre svolgi il compito.

      Infine cerca di capire quali leve sanno darti la carica e cerca di pensare ai tuoi obiettivi in funzione di essere. La motivazione intrinseca si può basare su diversi fattori, e ognuno di noi dovrebbe conoscere quello che, più degli altri, lo spinge all’azione.

      • Motivazione creativa – la cosa che desideri di più è poterti esprimere? La creatività è molto coinvolgente e può essere un fattore di motivazione intrinseca davvero forte. Le persone persone creative desiderano rendere reali i sogni e i progetti che nascono dalla loro mente e dal loro cuore.
      • Motivazione alla competenza – vuoi sempre migliorarti? Continuare a sfidare te stesso, imparare dai tuoi errori e apprendere nuove lezioni di vita può motivarti a raggiungere i tuoi obiettivi.
      • Motivazione all’esplorazione – ami imparare cose nuove? Questo tipo di motivazione fa sì che tu possa cercare sempre di apprendere qualcosa che non sai e di vedere nuove alternative e opzioni davanti a te.
      • Motivazione attitudinale – ti preoccupi di far star bene le persone vicino a te e di portare il tuo contributo? Se aiutare gli altri ti porta gioia questo può motivare a fare di più e meglio.

      Non c’è una motivazione intrinseca più valida dell’altra. Non esiste un “manuale di istruzioni” per capire a che cosa agganciarsi per entrare in azione e raggiungere i risultati che ci si è prefissati.

      Quello che puoi fare è guardarti dentro e chiederti onestamente che cosa è davvero significativo per te, al di là delle ricompense esterne che puoi ottenere. Se lo capisci sarà più facile fissare obiettivi davvero significativi e raggiungerli.

       

      Se sei interessato a capire meglio come allenare la tua motivazione intrinseca o altre competenze di Intelligenza Emotiva, possiamo partire da un assessment. Attraverso una serie di strumenti validati scientificamente possiamo “fotografare” il tuo quoziente emotivo oggi, mappare i tuoi talenti e le tue competenze, e da lì valutare un percorso di coaching finalizzato allo sviluppo della tua Intelligenza Emotiva. Contattami per fissare un incontro zero, gratuito e senza impegno, nel quale ti spiegherò come funzionano gli assessment e come posso aiutarti a sfruttare le tue emozioni per prendere decisioni migliori per il tuo futuro.

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