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      Essere unici, ma per davvero

      essere unici

      Essere unici, ma per davvero

      Come business coach insisto parecchio sul tema dell’unicità.

      Se vogliamo attirare clienti dobbiamo mostrare loro di essere unici, di avere “quel non so che” che li aiuterà a risolvere il problema che stanno affrontando.

      L’unicità va di pari passo con il valore: le persone ci scelgono, scelgono il nostro business, perché sappiamo esprimere il nostro valore aggiunto; non solo quello che sappiamo fare, ma quello che sappiamo fare meglio degli altri.

      E allora perché se tutti i miei clienti vogliono apparire unici, molte volte finisco con l’essere uguali a tutti gli altri? Perché essere unici è difficile.

      Sono arrivata a questa conclusione, ma non significa che abbia intenzione di gettare la spugna. Continuerò a insistere sull’importanza di trovare il proprio valore e sulla necessità di imparare le regole del business per poi cambiarle, in modo che possano esprimere appieno la nostra unicità.

      Copiare: come farlo bene

      Ci sono diversi modi di copiare. Il primo è quello illecito: copiamo il lavoro di qualcun altro, ci appropriamo di un marchio, un’immagine, un testo che non è nostro ma lo spacciamo per tale. Non si fa, credo che siamo tutti d’accordo.

      Ma ci sono altri due modi di copiare, entrambi leciti. Solo che uno è migliore dell’altro. Ma prima chiariamo perché “copiare” non è per forza una brutta parola.

      Gli esseri umani imparano imitando e ripetendo. Pensa a un bambino: se non copiasse i suoni che sente pronunciare dagli altri non imparerebbe mai a parlare. La capacità di imitare è un dono, un grande vantaggio evolutivo che ci viene offerto dai nostri neuroni specchio. Grazie ad essi possiamo imparare a fare qualcosa osservando altri che la fanno.

      C’è un’altra considerazione che vorrei fare sul copiare, questa volta parlando di creatività. Nessuna idea nasce dal vuoto, ma da altre idee. Secondo Henri Poincaré “la creatività è unire elementi esistenti in connessioni nuove, che siano utili”. Gli esseri umani prendono parole, oggetti, colori, note ecc. che esistono già, e li combinano in modi nuovi, per dare vita a qualcosa di originale ma visto prima. Quindi la nostra creatività dipende molto dalla nostra capacità di osservare e imitare, aggiungendo però qualcosa di nuovo.

      Ed ecco che arriviamo finalmente agli altri due modi di copiare – leciti – che conosco.

      Il primo prevede di imparare un “modello” e di replicarlo. Quando si parla di personal branding, ad esempio, si prendono in considerazione alcune “regole” che possono aiutarci a esprimere noi stessi, il nostro valore e apparire come un marchio in cui le persone sentano di poter riporre fiducia. Io stessa quando parlo di questo argomento ai miei clienti suggerisco alcuni elementi di branding da considerare, come ad esempio creare un proprio manifesto, scegliere un titolo (o un nickname) accattivante, identificare un tone of voice ecc… Il problema nasce quando guardiamo quello che fanno gli altri e lo replichiamo senza metterci nulla di nuovo. In questo modo, nella ricerca dell’unicità finiamo per essere tutti uguali: facciamo siti con la stessa alberatura, scriviamo post sui social che sembrano fatti con lo stampino, cerchiamo di trovare un nome originale e finiamo per sembrare ridicoli.

      Mi ricordo che qualche anno fa qualcuno ha dato un nome proprio a un suo servizio, e mi sono ritrovata il feed pieno di post che promuovevano consulenze che si chiamavano Giovanna, Maria o Guendalina (non è esattamente così, i nomi erano un po’ più originali, ma ci siamo capiti no?).

      Quello che voglio dire è che nella ricerca della nostra unicità nel business possiamo, anzi dobbiamo rifarci a dei modelli, ma non possiamo fermarci a questo. Dobbiamo passare al terzo tipo di modo di copiare: quello che prevede un remix.

      Cerca la tua unicità fuori di te

      Nel suo TED Talk Kirby Ferguson dire che nulla è originale. Da Bob Dylan a Steve Jobs, i creativi più celebrati di tutti i tempi hanno preso in prestito, rubato e trasformato qualcosa.

      Il loro essere unici è partito da fuori, non da dentro. Da qualcosa che hanno visto e che hanno saputo trasformare in qualcosa di completamente nuovo e originale. Lo puoi fare anche tu. Impara i “modelli” e studia le regole, ma poi combinale in un modo nuovo. Un modo che è tutto tuo. Solo così non sembrerai più la copia (magari pure brutta) di qualcun altro.

      Ma come si fa? Ferguson dice che la creatività è un remix, e che proviene dal copiare, trasformare e combinare lavori di altri. Quindi ecco i passaggi da seguire:

      1. Copia – nessuno all’inizio è originale, e non possiamo creare nulla di nuovo finché non ci costruiamo una solida base di conoscenza. Copiare è come impariamo. Quindi è importante prendere ciò che esiste e studiarlo a fondo.
      2. Trasforma – in questa fase prendiamo un’idea, un modello e creiamo delle sue varianti. Le idee geniali di solito non vengono da soluzioni originali, ma da una lunga storia di progressi e piccoli passi fatti da molti individui differenti, che ci portano a vedere qualcosa in un modo completamente nuovo. Una volta Henry Ford ha detto: “Non ho inventato niente di nuovo. Ho semplicemente messo insieme le scoperte di altri dietro alle quali c’erano secoli di lavoro. Il progresso avviene quando tutti i fattori che lo causano sono pronti, dopodiché è inevitabile”.
      3. Combina – i risultati migliori si ottengono quando diverse idee vengono combinate insieme. Il remix di ciò che esiste rende qualcosa unico.

      Trovare la tua voce univoca è quello che ti farà emergere, che ti farà apparire come unico. Ma la creatività è il riassunto di diversi input. Non nasce dal vuoto. Solo che non ti devi fermare al primo modo di copiare: devi avere il coraggio di fare il passo successivo, e cioè creare il tuo remix.

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