incontro zero

    Dimmi di te
    Qual è la tua richiesta?

    No products in the cart.

    incontro zero

      Dimmi di te
      Qual è la tua richiesta?

      No products in the cart.

      arrow_upward arrow_upward

      Comprensione e accettazione: il tuo percorso unico inizia qui

      comprensione e accettazione

      Comprensione e accettazione: il tuo percorso unico inizia qui

      Nel mese di marzo sul mio blog la parola d’ordine è stata “unicità”. Trovare la propria è un lungo processo che ci coinvolge nel tempo. Cambiamo, non rimaniamo mai uguali a noi stessi nei secoli dei secoli. Perciò il nostro essere unici si modifica con noi, in qualche modo evolve e diventa sempre più chiaro.

      Ma questo percorso (che sembra non avere una fine, o almeno non una fine a breve termine) da qualche parte deve pur iniziare. Ed oggi ti parlo proprio del punto di partenza, che è fatto di comprensione e accettazione.

      Ho iniziato a parlare di unicità con un post che ti esortava a scoprire cosa ti rende unico.

      Poi ti ho raccontato di come puoi “smontare” l’identikit delle persone creative e iniziare a pensare che puoi esserlo anche tu, al netto di tutti gli stereotipi intorno al tema.

      E infine ho scritto un articolo che ti esorta a trovare la tua via, per essere unico, ma per davvero (e non trasformarmi nella brutta copia di qualcun altro).

      L’importanza di essere consapevoli

      Oggi mi preme dirti che è importante essere consapevoli, perché il tuo percorso verso l’identificazione di ciò che ti rende unico parte proprio dalla comprensione e dall’accettazione di chi sei veramente. In questo può aiutarti il Design Thinking.

      Il Design Thinking è una metodologia di innovazione che funziona per servizi, prodotti ed esperienze. Agli inizi degli Anni ‘90 David Kelley e Tim Brown, docenti alla Stanford University, hanno coniato il termine e sviluppato questo approccio all’innovazione incentrato sull’uomo che attinge agli strumenti tipici del designer per integrare:

      • le esigenze delle persone
      • le possibilità offerte dalla tecnologia
      • i requisiti di business per il successo aziendale

      Il Design Thinking è una mentalità e un processo, che inizia proprio dalla comprensione del mondo che ci circonda. Non possiamo trovare la soluzione a un problema, se prima non ci assicuriamo di sapere con precisione qual è il vero problema che vogliamo risolvere, e se non capiamo quali sono gli elementi coinvolti. Il fine ultimo della metodologia del Design Thinking è quello di intercettare problemi e sviluppare la migliore soluzione per ciascuno di essi. Con questo approccio si osserva e si studia il contesto, si intercettano i problemi e si disegnano possibili soluzioni.

      La comprensione è fondamentale; per questo il processo del pensiero progettuale parte da:

      1. l’ empatia (Empathise) – che è ciò che ti serve per capire il contesto in cui ti muovi, che è sempre definito dalle persone. L’empatia implica la comprensione profonda dei valori, dei bisogni e delle credenze delle persone per cui stai progettando un prodotto, un servizio, un’esperienza… Se questa persona sei tu, devi partire da te. Questa fase implica l’osservazione: guardare, ascoltare e capire;
      2. stabilire un punto di vista (Define) – una volta che hai appreso il contesto, è il momento di elaborarlo e compattarlo in intuizioni, connessioni e modelli. In questa fase si definisce la sfida che vuoi affrontare e le esigenze che vuoi soddisfare. Per poi arrivare, attraverso gli altri passaggi del Design Thinking a definire anche le soluzioni.

      Per affrontare un problema e cercare di risolverlo grazie al pensiero progettuale dobbiamo partire dalle persone, e mantenere una mentalità da principiante. Se vuoi capire che cosa ti rende unico, quindi, parti dalle tue esperienze, capacità e competenze. Ma ricordati che con esse ti porti dietro anche assunzioni, pregiudizi e convinzioni personali che possono ostacolare il processo.

      Avere un mindset da principiante ti permette di affrontare il problema con mente fresca e occhi nuovi, perciò segui queste regole:

      • non giudicare
      • metti tutto in discussione
      • sii estremamente curioso
      • osserva schemi e pattern
      • esercita un ascolto profondo

      Dal Design Thinking al Life Design

      Il modello di David Kelley e Tim Brown è stato sviluppato da Bill Burnett e Dave Evans, che hanno fondato il Life Design Lab di Stanford partendo dalla considerazione che uno dei problemi più interessanti di design è la vita delle persone. Il Life Design prende infatti gli strumenti del Design Thinking e li applica alla progettualità di una vita appagante. Il processo è lo stesso, ma il punto di partenza è leggermente diverso. Burnett e Evans, infatti, hanno aggiunto, prima delle fasi di Empathise e Define, quella dell’accettazione (Accept). In che cosa consiste? Nell’ accettare che dove ti trovi va bene e che puoi partire da lì per progettare la tua vita.

      Credo che questo passaggio sia fondamentale per capire che ciascuno di noi ha una sua unicità, e che può esprimerla se accetta chi è, abbraccia i propri desideri autentici e si mette in modo per realizzarli con creatività e non seguendo strade che sono già state percorse da altri o sentieri tracciati per lui da qualcuno altro. Nel loro libro Design your life Burnett e Evans dicono che ognuno di noi ha un diritto che è anche un dovere: essere felice nella vita, realizzando un proprio percorso unico che nessuno può predeterminare o disegnare per lui.

      Accettare significa non pensare al futuro che ci attende ma costruirlo. Attraverso gli strumenti che ci mette a disposizione il Design Thinking. E abbandonando una serie di convinzioni limitanti che bloccano il nostro cammino. Una di queste, che nel libro viene definita “credenza disfunzionale” è quella che ci spinge a diventare “la migliore versione possibile di noi stessi”.

      Perché questa è una convinzione limitante o credenza disfunzionale? Perché implica che ci sia solo un versione migliore di noi, e che la vita sia una progressione lineare verso di essa. Ma il Life Design ci insegna che non esiste alcuna prova che ci sia una sola versione migliore di noi stessi: ce ne sono molte, e ognuna può portare a una “vita ben progettata” (che, tra l’altro, è tutt’altro che lineare).

      L’unicità non ha nulla a che fare con il diventare la migliore versione di sé. Essere unici significa concentrarsi sul processo, e vedere cosa succede dopo. Un passo alla volta. Sperimentando (e quindi facendo anche errori), ma continuando a provare per arrivare a essere ciò che dobbiamo essere. Ora, e non domani.

      Ti invio a prendere in considerazione questa idea: che ci sono molte versioni di te e che tutte sono uniche perché sono “tue”. E che se ti concentri sull’essere te stesso, su quelli che sono i tuoi reali desideri, riuscirai a costruire una vita appagante.

      Ti interessa saperne di più sul Life Design? Partecipa a uno dei workshop che organizzo sul tema: l’ultimo è partito la scorsa settimana, ma se mi mandi una mail ti inserisco nella lista d’attesa per il prossimo e sarai il primo a sapere quando si terrà.

      Logo the paper coach

      Breve descrizione di chi sono e cosa faccio

      Contatti
      scrivimi@thepapercoach.it +399/ 625 36 3695
      Potsdamer Platz 9797